
Il taoismo.

C. Rugafiori: tracciare un cammino

    Claudio Rugafiori, nel presentare l'edizione economica del Tao
T Ching a cura di Fausto Tomassini, mette in evidenza che -
accanto al significato di via, di tracciare un cammino (con
Tao si indicano anche le grandi vie che collegano i centri pi
importanti della Cina alla capitale) - spesso l'ideogramma tao 
affiancato all'ideogramma t, che indica l'efficacia, la
capacit di agire e quindi il legame con il mondo concreto: il Tao
non  una entit metafisica

    Tao  parola, meglio termine, entrato nell'uso. E' di qualche
anno fa il successo mondiale di un libro, The Tao of Love and Sex,
che aveva il difetto di cominciare dal fondo, cio dalle pratiche
sessuali di stampo taoista - certo uno dei capitoli pi complessi
e irraggiungibili della cultura cinese -, ma anche il merito di
attirare l'attenzione proprio sulle tecniche del corpo, da cui 
essenziale iniziare qualora si voglia avvicinare il mondo cinese.
Nel dilemma che ha caratterizzato la filosofia occidentale,
l'individuazione attraverso la materia oppure attraverso la forma,
la Cina ha optato per l'individuazione attraverso la materia.
            L'Occidente si  abituato alla parola greca lgos,
l'abbiamo forse assimilata, la riconduciamo a pochi fili: calcolo,
discorso, lingua, pensiero, ragionamento, giudizio, dialogo
interiore, parola in aria, principio, ragione. Il termine tao
resta sconcertante,  un arazzo a rovescio, ha uno spettro di
significati illimitato a cui  impossibile far corrispondere i
nostri. Solo predomina l'elemento grafico. Tao vuol dire
tracciare un cammino, condurre, mettere in comunicazione,
poi entrano in campo sinonimie concettuali: ordine-totalit-
responsabilit-efficacia ... ed  facile perdersi. La migliore
definizione data in Occidente  per noi questa: L'idea di una
efficacia indeterminata in s, ma che  il principio di ogni
efficacia; questa definizione, per,  fortemente riduttiva,
quasi il grado minimo. Il Tao T Ching presenta al riguardo la
stratigrafia pi complessa: pi di cinquanta utilizzazioni
totalmente divaricate della parola. E poi da tao si passa a te,
poi a tao-te e cos via. Di qui le difficolt di traduzione sulle
quali i cinesi risultano ben edotti. Nell'anno 646, l'Imperatore
della Cina ordin di tradurre in sanscrito, per un re dell'India,
il Tao T Ching. Si riun una commissione, ma il capo del
comitato, il pi illustre pellegrino buddista della storia, si
oppose perch vedeva nascere la confusione, la grande
confusione, il caos

 (C. Rugafiori, Introduzione a Tao T Ching, TEA, Milano, 1994,
pagina 12).

